Visualizzazione post con etichetta libri. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta libri. Mostra tutti i post
18 ottobre 2011
Otel Bruni
Ogni tanto torno a "recensire" in modo dilettantesco, ma spero comunque utile, i libri che ho modo di affrontare lungo il mio cammino; l'ultimo in ordine di tempo, terminato giusto ieri sera, è Otel Bruni di Valerio Massimo Manfredi, quello coi capelli bianchi ed appassionato di storia, tanto per capirci. Innanzitutto è da sottolineare il fatto che si tratta della prima volta che l'autore si esibisce in un romanzo vero e proprio, ma devo ammettere che a me il racconto è piaciuto parecchio; fatte le ovvie, debite proporzioni è una specie di Malavoglia emiliano, la narrazione della saga della famiglia Bruni, una famiglia di grandi lavoratori, di contadini, da decenni. La famiglia, però, è anche un punto di riferimento, soprattutto in inverno, di viandanti e varie tipologie umane che passano da quelle parti, sapendo di trovare un riparo, nella grande stalla, in cui passare la notte al sicuro e al caldo. Un letto e qualcosa da mangiare c'è sempre per tutti! I due genitori, Callisto e la Clerice, affrontano la vita di tutti i giorni insieme ai 7 figli e alle 2 figlie, nel periodo che va dallo scoppio della prima guerra mondiale all'avvento della Repubblica al termine della seconda guerra mondiale e della partigianeria. Un racconto denso, avvincente, anche avventuroso, in parecchi casi scandito dall'ineluttabilità della condizione sociale dei protagonisti, dalla paura di molti di loro del futuro, delle novità, dal desiderio quindi di rimanere attaccati al proprio nido apparentemente sicuro. Un ritratto del mondo contadino, ma anche del mondo emiliano di un tempo e della rigida gerarchia esistente all'interno delle famiglie.
19 febbraio 2011
Letture post-intervento
Durante questa mia lunga convalescenza sto avendo ovviamente modo di leggere molto, mi sto davvero sbizzarendo a destra e a manca alla ricerca di qualcosa che desti il mio interesse, almeno inizialmente; sono quindi passato dal poderoso e possente affresco semi-storico offerto da Umberto Eco ne "Il cimitero di Praga" (ogni tanto un po' prolisso e un po' confuso e confusionario, ma si legge abbastanza bene) alla storia d'Italia raccontata da Carlo Fruttero e Massimo Gramellini ne "La Patria, bene o male" (facile, divertente, interessante), dal tuffo nel passato adolescenziale grazie a Emilio Salgari e a Sandokan per arrivare poi a un volumetto che ricostruisce la storia a me sconosciuta dei Jedburghs, i reparti speciali degli eserciti alleati impegnati nella liberazione della Francia durante la seconda guerra mondiale ("Chiamati all'azione", dell'americano Will Irwin. Sono infine approdato a Primo Levi, di cui avevo letto soltanto "Se questo è un uomo": questa volta mi sono concentrato su quello che può esserne definito il prosieguo, cioè "La Tregua", la narrazione del lunghissimo viaggio di ritorno da Auschwitz a Torino. Viaggio non solo fisico, ovviamente, ma anche mentale, psicologico, viaggio all'interno di se stessi, del proprio io frantumato, annullato e annichilito da Auschwitz, dal suo orrore quotidiano. Le righe che seguono mi hanno colpito enormemente, penso che non abbiano bisogno di commento: "Ci (il soggetto è una dozzina di soldati tedeschi, abbandonati a se stessi dopo la fine della guerra; gli altri protagonisti del passo in questione sono Levi e alcuni compagni di viaggio) videro, e alcuni fra loro mossero verso noi con passi incerti, da automi. Ci chiesero pane: non nella loro lingua, bensì in russo. Rifiutammo, poiché il nostro pane era prezioso. Ma Daniele non rifiutò: Daniele, a cui i tedeschi avevano spento la moglie forte, il fratello, i genitori e non meno di trenta parenti; Daniele, che della razzia nel ghetto di Venezia era il solo superstite, e che dal giorno della liberazione si nutriva di dolore, trasse un pane, e lo mostrò a quelle larve, e lo depose a terra. Ma pretese che venissero a prenderlo strisciando a terra carponi: il che essi fecero docilmente".
28 luglio 2010
Millennium Trilogy
Non sono uno di quelli che seguono le mode, tutt'altro, sono all'estremo opposto: più una cosa è di moda, e più io la rifuggo con tutto me stesso, e così non volevo nemmeno cominciare a leggere "Uomini che odiano le donne" dello svedese Stieg Larsson, il primo libro della trilogia incentrata sui personaggi di Mikael Blomqvist e di Lisbeth Salander che tanta fortuna ha avuto negli ultimi anni e che tanta fortuna continua ad avere. Ma ormai quasi un anno fa ho ricevuto questo volume in regalo e, di conseguenza, mi sono deciso ad affrontarlo; dopo 6 mesi di astinenza ho preso in mano anche il secondo e il terzo capitolo della saga e, devo ammettere, che in tutti e tre i casi sono stato favorevolmente sorpreso. Ovviamente non si tratta in nessun caso di testi memorabili, che rimarranno impressi nella storia della letteratura mondiale, quanto piuttosto di robetta semplice che si legge con facilità, e che cattura l'attenzione; libri cioè da caldi pomeriggi estivi (ormai un ricordo in questo angolo di mondo, ma pazienza) o da affrontare prima di dormire. Certo, si sarebbero potute risparmiare 150-200 pagine a libro, ma insomma, non andiamo troppo per il sottile; tutto sommato sento di poter consigliare queste letture, a me è piaciuto particolarmente il secondo episodio, se qualcuno conosce Larsson (non come Agamennone, e questa credo che la capirà uno solo, visto che l'altro è disperso), si faccia sentire, se ne dovesse avere voglia.
16 giugno 2010
Dove gli uomini diventano eroi
Jon Krakauer è l'autore del best-seller "Nelle terre estreme", il libro che narra le vicende di Chris McCandless da cui è stato anche tratto il film "Into the Wild" di Sean Penn; ma è anche l'autore di "Dove gli uomini diventano eroi", un altro saggio incentrato sulla figura di un personaggio al limite, Pat Tillman. Il libro non narra soltanto delle vicende di questo giocatore professionista di football arruolatosi dopo l'11 settembre, tratta anche di come i governi, o meglio i governanti, qualsiasi essi siano, riescano a manipolare la realtà e le informazioni, soprattutto in periodi particolari; e Krakauer riesce anche a dipingere in modo semplice ma al tempo stesso abbastanza particolareggiato la situazione sociale e politica dell'Afghanistan dalla fine della seconda guerra mondiale in poi, e in particolare durante i tempi del conflitto con l'Unione Sovietica, quando gli USA sostennero alcune organizzazioni locali che sarebbero poi confluite in Al Qaeda. Non è ovviamente un libro storico, né un testo impegnativo, ma contribuisce a dare un'idea della situazione di quel Paese, degli Stati Uniti, e in generale dell'Occidente in questi anni di tensioni crescenti.
16 maggio 2010
Heysel
Considero ancora Walter Veltroni una risorsa per il PD, e comunque una persona con una bella testa pensante, anche se, a volte, forse un po' troppo sognatrice; è anche tifoso della Juve, di una certa Juve, e su un tragico episodio della nostra grande storia ha scritto un monologo intenso, commovente, vivo.
09 maggio 2009
La ragazza con l'orecchino di perla

La ragazza con l'orecchino di perla è un bel romanzo storico, pur con alcuni difetti tipici, immagino, del genere, primo fra tutti la lentezza un po' eccessiva della narrazione; però ci fa godere appieno, in primo luogo, la lunga serie di minuziose descrizioni della vita delle diverse classi sociali dell'Olanda del XVII secolo. Il libro è proprio un quadro della società di quel periodo, ancora rigidamente divisa tra signori e servi, tra cattolici e protestanti; ma il libro è ancora un'opera sull'amore più puro e che mai potrà essere realizzato, un amore fatto di sguardi, di parole, di pochi momenti di intimità rubata e clandestina.
31 gennaio 2009
Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus
Il Nome della Rosa è un romanzo difficilmente etichettabile, almeno ad una prima lettura; è un giallo, è un grandioso affresco del mondo ecclesiastico tardo medievale, è un trattato storico, filosofico e teologico, è un libro sull'uomo, sulle sue miserie e sulle sue ricchezze, è tutto questo messo assieme. E' sicuramente un libro complicato per via delle numerose descrizioni dettagliatissime e delle varie parti scritte in latino, ma è anche un romanzo molto affascinante, intrigante, curioso, ovviamente intelligente; in ogni caso è un libro da leggere sicuramente e, probabilmente da rileggere, per coglierne appieno le varie sfumature, una volta risolto i meri risvolti gialleschi.
15 agosto 2008
Il rogo di Berlino
Il rogo di Berlino di Helga Schneider è veramente un libro interessantissimo, una testimonianza diretta della vita a Berlino sul finire della Seconda Guerra Mondiale quando la città era ormai ridotta allo stremo, sfinita dai bombardamenti degli Alleati, dalla fame e dalla cieca follia del Nazismo che, incurante della sconfitta ormai chiara, continuava la sua assurda politica. Per quello che mi riguarda non avevo mai letto un testo così dettagliato e profondamente drammatico sulle vicende degli sconfitti, di chi, forse illuso dal pittore di Braunau, si era illuso di poter governare veramente l'Europa e il mondo intero, mentre invece si ritrovò rinchiuso in una cantina per mesi e mesi, ammassato con decine di altri derelitti, e con centinaia di topi, mangiando praticamente niente, gettando i cadaveri di chi non ce la faceva nel giardino lì a fianco e dovendo convivere con la puzza della decomposizione. Vite segnate per sempre, vite di bambini che non hanno mai potuto avere un'infanzia, vite distrutte dalla follia umana.
"Addio, Berlino. L'immenso campo di rovine scivola sotto i nostri occhi: edifici, chiese, ponti, monumenti storici, piazze, beni artistici ridotti in briciole. Montagne di macerie che nei giorni di vento sollevano una polvere fastidiosa per gli occhi. Addio, Berlino. Sventrata, annientata, punita. Addio, ricordi di incubi, di incredule attese, di notti insonni. Fame, sete, sporcizia, buio, terrore, puzzo, cimici,... E bombe, bombe e fuoco. Fuoco e annientamento. Annientamento di cose, corpi, leggi, tradizioni, conquiste civili. Azzeramento. Distruzione fino all'ultimo mattone, fino all'ultima cellula, fino all'ultimo granello di speranza."
"Addio, Berlino. L'immenso campo di rovine scivola sotto i nostri occhi: edifici, chiese, ponti, monumenti storici, piazze, beni artistici ridotti in briciole. Montagne di macerie che nei giorni di vento sollevano una polvere fastidiosa per gli occhi. Addio, Berlino. Sventrata, annientata, punita. Addio, ricordi di incubi, di incredule attese, di notti insonni. Fame, sete, sporcizia, buio, terrore, puzzo, cimici,... E bombe, bombe e fuoco. Fuoco e annientamento. Annientamento di cose, corpi, leggi, tradizioni, conquiste civili. Azzeramento. Distruzione fino all'ultimo mattone, fino all'ultima cellula, fino all'ultimo granello di speranza."
20 febbraio 2008
Leggere è bello
Qualche (troppo?) tempo fa, anche spinto da Silvia, avevo pubblicato il mio primo "articolo" sul mondo dei libri, in particolare su ciò che avevo appena finito di leggere; da allora non ho più scritto niente su questo argomento ma ho comunque cominciato e finito vari altri testi, tra cui La Certosa di Parma di Stendhal (affascinante quadro storico dell'Italia della Restaurazione ma alle volte un po' troppo lento e con un finale, invece, troppo veloce e improvviso), Lion's Honey, The Myth of Samson dello scrittore e giornalista israeliano David Grossman e ultimamente Aspettando i Barbari del sudafricano J.M. Coetzee, un libro veramente bello che, per alcuni versi, mi ha ricordato Il Deserto dei Tartari di Dino Buzzati, anche se affronta temi ben diversi, avendo però sempre sullo sfondo la presenza appena accennata del nemico alle porte e che non si sa se e quando arriverà. In questi giorni sono invece alle prese con Nelle Terre Estreme di Jon Krakauer, il libro da cui è stato tratto Into the Wild il recentissimo film di Sean Penn; non so come sia il film, ma il romanzo è sicuramente avvincente, anche se, fin dall'inizio, si sa come andrà a finire. Non è un processo a Chris McCandless, il protagonista della storia, alla sua folle idea di girovagare per l'Alaska senza avere la preparazione fisica e mentale sufficiente per uscirne vivo; è piuttosto la minuziosa ricostruzione della vita di McCandless, del suo progressivo allontanamento dagli agi famigliari per inseguire invece lo spirito di libertà che sicuramente ardeva dentro di lui e del suo conseguente avvicinamento alla fine; è un libro bello, intenso, libero, e si legge a cuor leggero, senza grande impegno.
06 ottobre 2007
La Casta
Qualche settimana fa Silvia aveva proposto la creazione, all'interno di questo blog, di una sorta di rubrica sui libri, cosa che ho subito trovato interessante ma che purtroppo non sono riuscito a mettere in atto immediatamente, ma, con colpevole ritardo, solamente oggi, sperando che a questo articolo ne seguano poi altri, magari anche di qualcuno di voi, nessun problema!
Per quel che mi riguarda ho appena finito di leggere La Casta di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, i due giornalisti assurti agli onori della cronaca in questi ultimi tempi per la loro inchiesta sulla classe politica del nostro Paese che, appunto, viene identificata come una casta composta, indifferentemente, da uomini di destra, di centro e di sinistra, dai politici più navigati e dagli sbarbatella appena arrivati in Parlamento. Il libro tratta argomenti in gran parte conosciuti, ma ha l'indubbio merito di scendere nei minimi dettagli, smascherando, a mio modo di vedere, l'atteggiamento fatalista dei politici nostrani che si difendono vigliaccamente dietro frasi del tipo "beh, è sempre stato così, volete cominciare a cambiare proprio adesso?"; ne emerge che il sistema politico italiano, composto da migliaia di parlamentari, ministri, sottosegretari, presidenti di Regioni e Province, sindaci, funzionari di vario tipo e spesso inutili, come i due addetti al solo controllo della funzionalità degli orologi dei palazzi governativi, è, da anni, un'enorme macchina mangia soldi pubblici. L'inchiesta affronta vari temi, dal finanziamento ai partiti all'utilizzo di aerei di Stato e di auto blu super accessoriate, come quella acquistate di recente dalla Regione Veneto, dalla creazione di posti di lavoro ad hoc per i candidati trombati alle elezioni, ai benefici ottenuti da comunità montane poste a 30 metri sul livello del mare; il tutto è affrontato, ovviamente, con il caratteristico stile giornalistico, quindi, poche parole ma che vanno diritte al nocciolo della questione. Un libro da leggere, anche se poi la voglia di emigrare diventa quasi irrefrenabile...
Per quel che mi riguarda ho appena finito di leggere La Casta di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, i due giornalisti assurti agli onori della cronaca in questi ultimi tempi per la loro inchiesta sulla classe politica del nostro Paese che, appunto, viene identificata come una casta composta, indifferentemente, da uomini di destra, di centro e di sinistra, dai politici più navigati e dagli sbarbatella appena arrivati in Parlamento. Il libro tratta argomenti in gran parte conosciuti, ma ha l'indubbio merito di scendere nei minimi dettagli, smascherando, a mio modo di vedere, l'atteggiamento fatalista dei politici nostrani che si difendono vigliaccamente dietro frasi del tipo "beh, è sempre stato così, volete cominciare a cambiare proprio adesso?"; ne emerge che il sistema politico italiano, composto da migliaia di parlamentari, ministri, sottosegretari, presidenti di Regioni e Province, sindaci, funzionari di vario tipo e spesso inutili, come i due addetti al solo controllo della funzionalità degli orologi dei palazzi governativi, è, da anni, un'enorme macchina mangia soldi pubblici. L'inchiesta affronta vari temi, dal finanziamento ai partiti all'utilizzo di aerei di Stato e di auto blu super accessoriate, come quella acquistate di recente dalla Regione Veneto, dalla creazione di posti di lavoro ad hoc per i candidati trombati alle elezioni, ai benefici ottenuti da comunità montane poste a 30 metri sul livello del mare; il tutto è affrontato, ovviamente, con il caratteristico stile giornalistico, quindi, poche parole ma che vanno diritte al nocciolo della questione. Un libro da leggere, anche se poi la voglia di emigrare diventa quasi irrefrenabile...
Iscriviti a:
Post (Atom)